SOFFITTI/CEILINGS




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SOFFITTI/CEILINGS – Bergamo, under the same sky

MEMORIE FOTOGRAFICHE DI UN CONFINE CONDIVISO GLOBALMENTE, PORZIONI DI CIELO, DI SOFFITTI, DI GIORNATE COSTRETTE IN SPAZI CHIUSI A CAUSA DELLA PANDEMIA COVID. TESTIMONIANZE DI UN’AZIONE COMPIUTA PER EVADERE, PER SENTIRSI SOTTO IL TETTO DELLA STESSA CASA, DELLO STESSO MONDO.

Il progetto SOFFITTI nasce come pratica fotografica attraverso la quale documentare “i soffitti” delle mie giornate.

Quando è iniziato il lockdown a causa della pandemia Covid-19 l’azione di “fotografare i soffitti” ha assunto un significato nuovo.

Ero curiosa di esplorare la dimensione di “confinamento” in cui mi trovavo, inizialmente mi sono chiesta quale forma avrebbero preso gli scatti e se, all’interno di uno spazio chiuso definito da un confine fisico e da un obbligo esterno, sarebbe stato possibile fare esperienze di evasione o se invece ci sarebbe stato solo spazio per un sentimento di alienazione e frustrazione.

Lo spazio fisico di azione, lo spazio fotografabile, definito dall’area domestica e dall’area esterna autorizzata, è stato esperito come uno spazio liminale, riprendendo il concetto di liminalità di Victor Turner e le ricerche sui riti di passaggio di Van Gennep.

Van Gennep analizzò i rituali d’iniziazione, i momenti di passaggio da uno status sociale ad un altro, in cui l’iniziando è confinato, per lunghi periodi e in uno stato di isolamento, al di fuori dalla vita sociale.

In questa zona di libertà e sperimentazione, che Van Gennep chiama appunto “margine” o “limen”, c’è spazio per l’innovazione culturale e la critica sociale.

E’ con questo spirito che ho vissuto l’esperienza del lockdown come ad un momento di sospensione e ripensamento. E’ con questo stesso atteggiamento che ho fotografato e riletto le immagini dei soffitti fotografati.

L’area delimitata dalla fotocamera è diventata presto un pianeta fatto di infiniti microcosmi da esplorare ogni giorno. E così i soffitti della mia casa hanno presto cambiato forma e significato, non ho fotografato armadi, gambe di sedie, lampadari, ma mondi geometrici, animali mitologici, personaggi di fantasia. Eppure per quanto strumento di evasione e leggerezza, il contesto mediatico, i discorsi, il quotidiano era intriso di questioni sociali e politiche che la pandemia sollevava e così nella definizione di senso di quei soffitti, nella loro rilettura a posteriori oltre ad un’occasione di evasione, i soffitti sono diventati un motivo per riflettere su tematiche quali: il potere, il controllo e la giustizia sociale.

Le immagini scattate sono state raccolte in un DIARIO/libro fotografico in cui ogni fotografia è accompagnata da una breve didascalia.

Sempre durante il primo lockdown ho poi condiviso questa pratica con altre persone, chiedendo loro di fotografare il soffitto della loro casa o dello spazio che meglio rappresentasse la loro condizione di “isolamento”. Ho raccolto immagini da varie parti del mondo e presentate nel video Ceilings | Bergamo, under the same sky

La scelta di condividere questa pratica è stata per me un modo per contribuire a costruire quella la comunità immaginata a cui mi sento di appartenere e che a volte cerco di realizzare anche con la mia pratica artistica.

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