like an elephant – INSTALLATION

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LIKE AN ELEPHANT | Installation
The project was carried out in 2012 during the festival “in necessità virtù –disabilty and art” by Brincadera in partnership with Sguazzi ONLUS at the Auditorium in Piazza della Libertà in Bergamo. The installation consists by a wheelchair around which is built a “glassware” composed by different objects filled by water. A yellow square circumscribes the exhibition area. The work aims to represent the difficulty in facing with disability and in underlining how this kind of human condition shows us the breakable and deadly condition of human being. The feeling of stillness, in which we stay inside this kind of fear, is expressed by this image: an elephant in a glassware.
Irrespective of the wheelchair will be moved, in the brightness and fragile glassware, it will cause “fractures”. The glass objects represent the able world where the disability get into calling “the able life” in question, showing the frailty of human nature.
The yellow square bordering the installation, reminds at the color of parking for people with disabilities, representing the social and common think about this kind of human being. As well as all limits drawn, the yellow strip can be considered as a boundary not to be crossed, not causing “fractures”. On the other hand, it can be defined as “a not safe zone” where it is possible re-define the meaning of categories, words, ways of being together and living in the world.

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Il progetto è stato realizzato nel 2012 in occasione del festival “in necessità virtù – disabilità e forme d’arte” a cura della Compagnia Brincadera in collaborazione con l’Associazione Sguazzi, presso l’auditorium di Piazza Libertà di Bergamo. L’installazione è costituita da una sedia a rotelle circondata da una moltitudine di oggetti di vetro, contenti dell’acqua, e da una striscia gialla tracciata a terra che circoscrive lo spazio espositivo. Il lavoro vuole rappresentare la difficoltà nell’affrontare il tema della disabilità e la forza che questa condizione di vita detiene nello svelare la natura fragile e mortale dell’essere umano. Il lavoro intende esprimere la paura di scadere, parlando di disabilità, nella retorica del pietismo, nel pensiero abituale dell’abilismo o nell’avvalersi del discorso medico come unico riferimento di significato. La sensazione di immobilità in cui ci si sente dentro questa paura si riassume nell’immagine di un elefante all’interno di una cristalleria. La carrozzina indipendentemente da come verrà mossa, nella luccicante ma anche fragile cristalleria, causerà “fratture”. Gli oggetti di vetro rappresentano il mondo abile in cui la disabilità irrompe, mostrando la caducità dell’essere umano e ridefinendo il senso dell’andare “sicuro” di una vita abile. La striscia gialla che delimita l’installazione si richiama al colore dei parcheggi riservati alle persone con disabilità rappresentando il discorso socialmente condiviso attorno a questa condizione di vita. Come tutti i limiti tracciati, la striscia gialla può essere interpretata come un confine da non superare, per non “provocare rotture”, dall’altro può invece definire una zona di-non-sicurezza in cui ridefinire il significato di categorie, vocaboli e modi di stare insieme e di essere nel mondo tra le persone.

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